Alopecia areata, di cosa si tratta?

Alopecia areata

L’alopecia areata è una condizione nota fin dall’antichità. I primi documenti che la descrivono risalgono al 1550 a.C., nell’antico Egitto. Il termine “alopecia” fu coniato da Ippocrate e successivamente ripreso da Aulo Cornelio Celso, che attribuì alla malattia il nome di Area Celsi.

Durante il Rinascimento, il medico italiano Giovanni Mainardi si concentrò sulle malattie del cuoio capelluto, riportando l’attenzione sull’alopecia areata. Un evento significativo si verificò nel 1840 in Francia, dove un’epidemia scolastica di perdita di capelli a chiazze fu attribuita dallo studioso ungherese David Gruby a un’infezione da fungo (microsporum), proveniente probabilmente dalle colonie asiatiche. Tuttavia, si trattava di una forma diversa dalla vera alopecia areata, errore che contribuì a generare confusione sulla natura della patologia.

Nel corso dell’Ottocento, la malattia venne spesso associata a infezioni fungine come il Pityrosporon. Solo nel corso del Novecento si compresero meglio le cause e le dinamiche della condizione. Negli anni ’40 e ’50 si ipotizzò che la perdita di capelli fosse dovuta a un restringimento dei vasi sanguigni nelle aree colpite. Tuttavia, fu negli anni ’60, grazie ai progressi dell’immunologia, che si giunse a una svolta: l’alopecia areata venne identificata come una malattia autoimmune.

L’alopecia areata è una perdita di capelli a chiazze, che può interessare il cuoio capelluto, la barba e altre parti del corpo. È più diffusa di quanto si pensi: circa la metà della popolazione maschile presenta almeno una volta delle chiazze nella zona della barba.

La patologia può insorgere in giovane età e la sua evoluzione è spesso imprevedibile. In alcuni casi si risolve spontaneamente, in altri può peggiorare fino a diventare alopecia totale (AT) o alopecia universale (AU).

Le chiazze sono generalmente pallide o lievemente rosate. Nei casi più gravi, possono essere accompagnate da una leggera desquamazione e dalla presenza di capelli fragili e spezzati ai margini. Se la malattia progredisce, può colpire anche le unghie, rendendole fragili o deformate.

Le cause dell’alopecia areata non sono ancora completamente note, ma si ritiene che vi sia una predisposizione genetica comune tra i pazienti. Inoltre, alcuni virus o agenti infettivi potrebbero attivare il sistema immunitario in modo anomalo, inducendolo ad attaccare i follicoli piliferi. La malattia è quindi considerata una condizione autoimmune.

Attualmente non esiste una cura definitiva per l’alopecia areata. Tuttavia, sono disponibili diverse terapie che possono favorire la ricrescita dei capelli o rallentare la progressione della malattia. Spesso viene consigliato di combinare più trattamenti per ottenere risultati migliori.

Terapie locali

  • Agenti irritanti
    Sostanze come l’antralina e il ditranolo, applicate localmente, irritano la cute per stimolare l’attività del follicolo.
  • Agenti sensibilizzanti
    Il difencicloprofenone (DPCP) e l’acido squarico (SADBE) inducono una risposta allergica locale che stimola la ricrescita.
  • Agenti stimolanti
    Il minoxidil (al 2% o 5%) e l’acido retinoico (allo 0,025% o 0,05%) agiscono direttamente sui follicoli piliferi.

Terapie sistemiche

  • Corticosteroidi
    Sono il trattamento più comune, somministrati per via locale o sistemica. Tuttavia, l’uso sistemico può causare effetti collaterali come ipertensione, osteoporosi, diabete e alterazioni del ciclo mestruale.
  • PUVA terapia
    Combina l’esposizione ai raggi UVA con l’assunzione di 8-metilpsoralene. È indicata nei casi non gravi e si è rivelata efficace in oltre la metà dei pazienti.
  • Ciclosporina
    È un immunosoppressore utilizzato per prevenire il rigetto nei trapianti. Può favorire la ricrescita dei capelli, ma non è ancora approvato in Italia per il trattamento dell’alopecia.

Quando la malattia persiste nel tempo, si può ricorrere alla tricopigmentazione, una tecnica estetica non invasiva che simula l’effetto dei capelli rasati. È particolarmente indicata per l’uomo e può offrire risultati naturali e armoniosi. Il pigmento semipermanente utilizzato si adatta nel tempo all’evoluzione delle chiazze alopeciche, garantendo flessibilità e adattabilità estetica.

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